Storie di carta e acqua

Sabato 19 e domenica 20 novembre la Città Libro Aperto approda al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano in occasione di Bookcity 2016.

I suoi ospiti navigheranno su barchette di carta, sospinti da venti di parole e poesia, attraccando sulle spiagge di isole e arcipelaghi di segni e storie.

Guidati dalla luce di un faro molto singolare inseguiranno nuove rotte, alla scoperta di mondi inesplorati…  La location è d’eccezione e particolarmente azzeccata: la monumentale sala del Conte Biancamano. Imponente presenza, la sezione della tuga di pilotaggio comprende sale e ponti, strumentazioni tecniche, lance di salvataggio, nonché la sala da ballo: è tutto ciò che resta del solo transatlantico italiano ora esistente, sopravvissuto grazie all’acquisizione voluta dal Museo in seguito alla demolizione della nave.

La città libro aperto, edizione Bookcity 2015 realizzata da Doda design al Mudec di Milano.

La città libro aperto, edizione Bookcity 2015 realizzata da Doda design al Mudec di Milano.

Chiudendo gli occhi sembra di sentire il sibilo del vento freddo che investe i passeggeri sul ponte, mischiato al rombo delle macchine, al fragore delle onde oceaniche che si infrangono sullo scafo. Chiudendo gli occhi non posso non ripensare al mio bisnonno e alla storia, raccontata in famiglia quasi come una leggenda, del suo viaggio negli Stati Uniti. Ma il Conte Biancamano era un transatlantico di lusso e il bisnonno difficilmente avrebbe potuto permettersi una traversata simile.

Museo Nazionale scienza e tecnologia Leonarda da Vinci

Museo Nazionale scienza e tecnologia Leonarda da Vinci

Sono i registri dei passeggeri di Ellis Island a darmene conferma: tra quelle pagine digitali viene ricordato un ragazzino di 16 anni, celibe, partito da Napoli e sbarcato nel porto di New York il 30 ottobre 1911. Aveva viaggiato solo, o almeno senza parenti stretti, forse contava di raggiungerli in America sfruttando quel web di conoscenze e solidarietà tessuto dai migranti italiani decenni prima di Linkedin e affini. Navigava alla ricerca di un futuro migliore, una nuova storia in un nuovo mondo, anche se credo abbia dovuto ricredersi visto che zie dalla memoria d’acciaio raccontano che, divenuto testimone scomodo di un omicidio, abbia preferito far ritorno in Italia.

Piroscafo Ancona

Il Conte Biancamano avrebbe compiuto il suo viaggio inaugurale, su quella stessa rotta Napoli-New York, solo 14 anni dopo. L’avventura del ragazzino delle campagne salernitane si svolge a bordo di un altro piroscafo, l’Ancona, e si incastra, come i mattoni della città di carta, con la vicenda l’affondamento della nave nel ’15 da parte di un sommergibile tedesco. Ma quella della tonnellata d’oro che trasportava e che ora giace a quasi 500 metri di profondità, è tutta un’altra storia (che potete leggere qui).

 

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la rivincita del nudo – dettagli d’arte

david d

“Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse prontamente al luogo del combattimento incontro al Filisteo. Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.”

1 Samuele, 17, 48-51

golia d

a Firenze mi sono innamorata del museo del Bargello, scrigno intarsiato e prezioso del cuore della scultura rinascimentale.

al museo del Bargello non sapevo più da che parte voltarmi, saltellando incredula da un’opera all’altra,

ma davanti all’incredibile David bronzeo di Donatello sono rimasta davvero a bocca aperta.

 

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gli artisti, quelli veri, non invecchiano

 

FACCE

“C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.”

Bruno Munari

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lo ammetto, la tazza con questo dipinto l’ho comprata anch’io

 

 

Claude Monet, The Thames below Westminster, 1871, London, National Gallery

sarà che oggi ricorre l’anniversario della sua morte e i social non fanno altro che ricordarcelo, tempestando la mia bacheca di ninfee e cattedrali di Rouen ritratte a tutte le ore del giorno?

sarà la passione smodata per gli impressionisti e l’infilata senza tregua di mostre a loro dedicate che alla fine ha contagiato anche me?

sarà… ma io preferisco dare la colpa al tempo grigio e freddo di questi giorni, alla nebbia insistente che diventa palpabile e spessa, mentre il sole cerca inutilmente di fenderla:

pare di stare in questo quadro, con il Tamigi, l’umido e tutto il resto

 

 

http://www.nationalgallery.org.uk/paintings/claude-monet-the-thames-below-westminster

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malinconia – dettagli d’arte

hayez

Francesco Hayez, Malinconia (dettaglio), 1840-42, Milano, Pinacoteca di Brera

L’impasto denso e materico che delinea i petali delle peonie, la resa cangiante dei tessuti “di latta”, un cromatismo inconfondibile mutuato dai grandi maestri del Cinquecento veneto da Tiziano a Savoldo. Questo e molto altro è Francesco Hayez, osannato dalla critica contemporanea come capofila, nelle arti figurative, del movimento romantico italiano. Nelle sue sensuali figure femminili l’artista infonde delicate suggestioni medievali, celando, dietro l’apparente abbandono a un malinconico sentimento amoroso, la novità di una pittura densa di significati allegorici e politici.

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Caravaggio: “il regno del brutto non era ancora arrivato”

Caravaggio, Cena in Emmaus

Michelangelo Merisi, Cena in Emmaus (dettaglio), 1601, Londra, National Gallery

Il 29 settembre 1571 Michelangelo Merisi nasce a Milano e viene battezzato pochi giorni dopo nella chiesa di Santo Stefano in Brolo.

Formatasi nella bottega di Simone Peterzano, la sua cultura artistica è profondamente influenzata dalla pittura lombarda e da accenti veneti. Lo dimostrano lo spiccato naturalismo, l’attenzione al dettaglio reale, evidenti già nelle primissime opere romane.

Nella capitale dei papi Caravaggio arriva nel 1592, probabilmente grazie alla piccola eredità paterna appena riscossa, affamato di fama. è tuttavia l’indigenza a segnare i primi tempi del suo soggiorno: sconosciuto e ignorato il Merisi presta il suo lavoro in diverse botteghe, occupandosi di dettagli marginali in tele più complesse, come la realizzazione di fiori e nature morte.

Ma il ragazzo ha talento e per ingraziarsi il pubblico di committenti realizza piccole tele nelle quali sensuali giovani a mezzo busto, tratti dal vero, sono accompagnati da stupendi brani di nature morte. Il retaggio lombardo irrompe così nelle opere di Caravaggio, biglietti da visita per una carriera che, nel giro di pochissimi anni lo porterà a essere tra i pittori più famosi e chiacchierati di Roma.

Il Merisi resterà legato al genere della natura morta anche in opere successive, come la Cena in Emmaus della National Gallery di Londra eseguita nel 1601.

Sulla tovaglia candida dell’osteria l’artista si lancia in un magistrale still life, ricco di valenze simboliche: il pollo, simboleggiante il sacrificio, il vino con le sue valenze eucaristiche. Il cesto di frutta riprende la Fiscella già approdata a Milano nella collezione del cardinale Federico Borromeo: è la stessa la frutta bacata, ammonimento al tempo che scorre inesorabile verso la morte e la corruzione. Ritorna anche l’illusionistico sporgersi della base oltre il piano d’appoggio, ennesimo rimando all’instabilità e provvisorietà delle cose. In ultimo, un messaggio di speranza dato proprio dall’ombra che la cesta getta sulla destra, a forma di coda di pesce, probabile richiamo all’acrostico del Cristo.

http://www.nationalgallery.org.uk/paintings/michelangelo-merisi-da-caravaggio-the-supper-at-emmaus

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diavolo! – dettagli d’arte

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Bartolomé Bermejo, San Michele trionfa sul demonio (dettaglio), 1468, Londra, National Gallery.

Per una volta non è solo il virtuosismo del pennello a richiamare l’attenzione, l’uso magistrale della pittura a olio nel rendere la dimensione tattile dell’armatura splendente e dei tessuti cangianti.

Raccolto il coraggio per distogliere lo sguardo da questi raffinati dettagli decorativi diventa impossibile ignorare la strana figura schiacciata dai piedini ingioiellati dell’Arcangelo: il diavolo in persona. Immaginato dall’artista spagnolo come ibrida creatura, a metà strada tra rettile e rapace, indossa un’armatura singolare e mostruosa la quale, insieme all’espressione vuota e agli occhi rossi strabuzzanti gli conferisce quasi un’aura da automa futuristico.

http://www.nationalgallery.org.uk/paintings/bartolome-bermejo-saint-michael-triumphs-over-the-devil

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