Rizòmata, Jean Bruegel a Milano


Jean Bruegel, vaso di fiori, 1606, Pinacoteca Ambrosiana, Milano

E’ una continua sequenza di scambi, un fitto andirivieni di opere quello che in questi mesi sta interessando alcuni tra i più importanti musei europei. Prima la National Gallery di Londra riunisce le due versioni della Vergine delle Rocce, poi il Louvre inaugura la mostra intorno al restauro della Sant’Anna, sempre di Leonardo. E quando si parla di Leonardo da Vinci è impossibile prescindere da quel circolo di artisti di ambiente milanese che risente profondamente dell’influsso del maestro, presente in città in due riprese tra il 1482-99 e il primo Cinquecento. Sono quindi diverse le opere che dall’Italia prendono il volo verso le mostre estere per contestualizzare e ambientare i capolavori dell’artista toscano: tra queste, La sacra Famiglia e il San Giovannino con agnello di Bernardino Luini provenienti dalla milanesissima Pinacoteca Ambrosiana. Proprio nel corso di questi complessi scambi e prestiti (che infiammano tutta una polemica attorno alle mostre create ad hoc per attrarre il grande pubblico) alla detta pinacoteca approdano, in sordina, due piccoli dipinti di Jean Bruegel (dei Velluti) in occasione della mostra Rizòmata.

Sarebbe più opportuno dire “ritornano”: le due opere erano infatti parte integrante della collezione di Federico Borromeo nell’ambito della serie I quattro elementi e commissionate all’artista dal cardinale stesso, grande amante della pittura fiamminga. Nel 1796 dopo l’arrivo di Napoleone a Milano, la serie venne sequestrata e portata a Parigi insieme al Codice Atlantico e ad altri preziosi manoscritti leonardeschi patrimonio della Biblioteca Ambrosiana. In seguito alla restaurazione e alle restituzione di parte del bottino di guerra, solo il Fuoco e l’Acqua rientrarono in Italia, insieme al Codice Atlantico.

E’ ora possibile ammirare la serie riunita: Acqua, Aria, Terra e Fuoco sono titoli che paiono solo futile pretesto per giustificare l’indagine lenticolare e follemente particolareggiata delle scene. Sul supporto metallico il colore sembra steso da un pennello composto da un solo pelo e con l’ausilio di forti lenti d’ingrandimento: solo così sembra possibile concepire il tripudio di ori e le armature che riflettono la luce delle fucine, minutissimi dettagli.  Anche gli animali sono indagati in modo quasi enciclopedico uno ad uno, nei loro più microscopici caratteri, quasi per volontà di fotografare, in un’immagine di alto virtuosismo tecnico, la vastità e complessità della creazione divina.

La passione del Borromeo per la pittura fiamminga emerge anche dalla visita alla collezione permanente: nella Sala 7 sono esposte infatti altre opere di Jean Bruegel, minuti paesini sempre a olio su rame, scene di eremiti e religiosi, un’acquasantiera d’argento sbalzato decorata con piccole scene a smalto (nel tentativo di riconoscerne i particolari ci si avvicina pericolosamente all’opera, maledetta miopia!), i più canonici vasi di fiori, per cui guardandoli vien da pensare che, forse, la scelta di Van Gogh di ritrarre il vaso di girasoli non sia poi tanto originale.

Prossima tappa, Villa Olmo a Como dove sono in mostra le opere di tutta la famiglia Bruegel.

Solo due piccoli appunti: l’assenza al book shop di una (anche misera) guida alla Pinacoteca e l’assoluta mancanza di pubblicizzazione della mostra Rizòmata. L’Ambrosiana non è certo famosa per la sua accessibilità, ma per quest’occasione presenta un pacchetto interessante, almeno per gli studenti:

mostra Bruegel + mostra Codice Atlantico + Pinacoteca + Sacrestia del Bramante 10 €

Approfittiamone!

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Informazioni su robertaprosapio

studentessa di Storia e critica dell'arte all'Università degli Studi di Milano
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