Cronica malattia romantica

Sabato mattina, Milano, via Sant’Andrea: la gente, nonostante il caldo, si avventura per strada tra le vetrine dei negozi extra lusso a due passi da Montenapoleone, con le shopper griffate appese al braccio. Sfila senza accorgersene davanti a un portone aperto, anonimo se non fosse per le bandiere rosse che identificano un piccolo museo dai mille nomi diversi: un tempo Museo di Milano, ora, inspiegabilmente, Museo della Moda… Google Maps identifica nello stesso palazzo il Museo di Storia Contemporanea, ormai soppresso da anni. Un pò di confusione.

Lusso nel lusso, il contesto di Palazzo Morando non potrebbe essere più azzeccato: un’antica abitazione nobiliare avvezza alla ricchezza e al bel vivere incastonata oggi nel quadrilatero della moda, vetrina scintillante della Milano europea. Il Museo di Milano, perché a mio avviso di Milano racconta e non di moda, ha una storia lunga e travagliata che si intreccia con quello delle civiche raccolte di inizio ‘900, si arricchisce con la collezione Luigi Beretta nel ’34 e trova un’instabile conclusione nel ’45 con il dono della contessa Lydia Caprara Morando Bolognini.

Frutto della generosità e della lungimiranza dei cittadini, come nel caso degli altri musei civici milanesi, le collezioni costituiscono un dono prezioso per la municipalità che, purtroppo, non manca di venire ignorato, disperso e dimenticato. Da cittadino a cittadino, per trasmettere l’amore nei confronti di una città che cambia e per lasciare memoria di sé. Mette tristezza constatare di essere gli unici visitatori.

E’ uno spaccato della milano dal Settecento ai primi del Novecento quello che emerge dal duplice percorso di Palazzo Morando: da un lato le tele delle pinacoteca Beretta raccontanto la storia visiva di una Milano che cresce e si trasforma, ma che resta ancora nostalgicamente aggrappata all’immagine della città sull’acqua, racchiusa attorno al suo Duomo quasi a voler ignorare la modernità industriale che sta per attanagliare le sue periferie; dall’altro testimonia lo stile di vita della nobiltà milanese ripercorrendo gli ambienti dell’abitazione della contessa Caprara Morando, raffinatissimi e arredati con gusto.

Oltre a una fastidiosa febbre estiva, sono cronicamente affetta da una malattia romantica: la nostalgia di epoche mai vissute. I quadri della vecchia Milano ammirati a Palazzo Morando (e il giorno dopo al Museo del Risorgimento in Palazzo Moriggia) mi hanno guidato alla ricerca di libri e immagini della città andata: dai vecchi navigli, alle piazze gremite di gente e poi il Duomo: il simbolo della città più noto, ma allo stesso tempo meno conosciuto, splendente nella sua crosta di marmi bianco-rosati, racchiude all’interno un nucleo molto più antico delle decine di guglie esposte quotidianamente agli sguardi distratti dei passanti.

Ogni volta che passo accanto al Duomo non posso non esclamare “che meraviglia!”.

L’ingresso ai Civici Musei di Milano è gratuito per tutta l’estate. Per le Civiche Raccolte Storiche http://www.civicheraccoltestoriche.mi.it/

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Informazioni su robertaprosapio

studentessa di Storia e critica dell'arte all'Università degli Studi di Milano
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