“Questo viaggio in Puglia non è un viaggio, ma tanti viaggi”. cit.

Dalle distese di grano dorato ai brulli scenari lunari, dall’azzurro carico del mare al verde brillante degli aghi di pino ancora teneri, dal chiasso del turismo religioso al silenzio straniante dei centri storici, passando al cospetto di meraviglie quasi mitologiche.

Puglia: un piccolo morso di una terra sconosciuta, ricca di contrasti e sfaccettature. Forse è a causa di questa natura multiforme che il suo nome viene declinato anche al plurale, Puglie?

La promessa è quella di tornarci presto, dedicando il giusto tempo alla scoperta di un altro meraviglioso tassello di Italia.

Trani, Cattedrale di San Nicola Pellegrino

“Là dove l’ Adriatico già promette lo Jonio e perde il verde acidulo sotto le squame d’ un azzurro tiepido e denso, questa città che nessuno celebra, Trani, eleva un duomo che è alto come una acropoli e una torre che ne misura la distanza dal cielo. Qui non l’ attrito delle macchine e dei carri, su un orlo di terra come un lembo ultimo del mondo antico, superstite presso al mare o lentamente emerso dal fondo”.

C. Brandi, “Inno a Trani”, in Pellegrino di Puglia

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Riva a lume di candela

A Pietro Ricchi (nato a Lucca nel 1606) il MAG dedica la mostra curata da Marina Botteri e Cinzia D’Agostino, ospitata nella Rocca di Riva,  al fine di valorizzare le collezioni del Museo dell’Alto Garda che dell’artista già conserva alcuni preziosi dipinti come l’ Ultima Cena e l’Angelo custode.

Già oggetto di una retrospettiva nel 1996, l’artista Lucchese è ancora al centro di studi in seguito della recente scoperta dei cicli ad affresco realizzati durante il suo soggiorno francese nei castelli di Flé­chè­res a Fa­reins e di Ba­gnolsa a Bagnols-en-Beaujolais. Il ritrovamento consente agli studiosi di aggiungere un altro tassello alla vita e alle peregrinazioni del Ricchi e in mostra il periodo francese è direttamente testimoniato dall’inedita presenza dell’opera Ester che sviene davanti ad Assuero della Galerie Canesso di Parigi, collocata ab antiquo in una collezione privata di Lione.

Nella prima parte dell’esposizione è indagata la produzione delle opere da cavalletto del Ricchi accomunata dalle particolarissime scelte luministiche cui è dedicato il titolo “al lume di candela”; la seconda parte della mostra è costituita dallo studio attorno alla magniloquente chiesa di Santa Maria dell’Inviolata e dei suoi numerosi artefici tra i quali, appunto, si annovera il Ricchi.

Chiesa dell'Inviolata, Riva del Garda

Ed è proprio il “lume di candela”, il fil rouge della mostra, a rischiarare tremolante i notturni, a danzare sui volti dei personaggi ritratti sulle tele, facendoli emergere dalle oscurità del fondale. Scene di genere e giochi da osteria già cari al filone caravaggesco sono per l’artista vere e proprie palestre per esercitarsi in preziosi giochi luministici. E’ proprio in quest’attitudine che si rileggono le influenze del periodo romano del Lucchese, l’influenza delle opere del Merisi, del suo gusto per il chiaroscuro. Un interesse preponderante che sembra rilegare in secondo piano il gusto per la restituzione del bello e della proporzione. Non è propriamente la mimesi della natura ciò che preme al lucchese ed è questa sorta di anti naturalismo a conferire peculiarità e pathos alle sue opere, un segno distintivo.

Pietro Ricchi, Giocatori di morra, Parigi, Galerie Canesso

Ma rilegare il Ricchi nella cerchia delle caravaggismo sarebbe oltremodo riduttivo: il suo stile è infatti segnato dalle suggestioni maturate nel corso di diversi viaggi ed esperienze vissute tra Lucca, Bologna e Roma, nell’ancora poco conosciuta esperienza francese, nel periodo bresciano e in quello trentino nel quale si inserisce la commissione nell’ambito del cantiere della chiesa dell’Inviolata.

Pietro Ricchi, Giuditta con la testa di Oloferne, Trento, Castello del Buonconsiglio

Di fronte a opere come la maliziosa Giuditta con la testa di Oloferne o i due Giovani a lume di candela, con lo splendido brano di natura morta del bicchiere di vino e le luci irreali che illuminano il voto aguzzo del giovinetto, torna alla mente George de la Tour, la cui opera il Ricchi riprende e traduce in ambientazione cupe “intrise di sofisticate note luministiche” (Botteri), ma sono presenti anche richiami alla pittura lombarda, del Romanino e del Savoldo.

Pietro Ricchi, Giovani a lume di candela, Pesaro-Milano, Galleria Altomani-Sons

La figura del Lucchese si lega anche alla seconda parte dell’esposizione, quella dedicata alla chiesa dell’Inviolata e ai suoi artefici, cui largo spazio è dedicato nel catalogo. All’interno della chiesa, solennemente consacrata nel 1636, il Ricchi realizza parte della decorazione pittorica inserita nella ricchissima decorazione a stucco che riveste le pareti e la cupola. In particolare è responsabile della decorazione delle cappelle di Sant’Onofrio e del Crocifisso  nella quale ritorna il fil rouge della luce artificiale. Qui si divide infatti in lume di lanterna, a simboleggiare la luce divina nella scena della Flagellazione di Cristo; assume invece caratteriste diaboliche nella forma della torcia stretta dallo sgherro dal copricapo rosso che, beffardamente, con una smorfia animalesca mostra la lingua nell’Incoronazione di spine, sulla quale la torcia getta inquietanti riflessi rossastri.

Un’altra esposizione completa il percorso di visita del MAG: Mostri smisurati e creature fantastiche tra i flutti in cui, insospettabilmente, fa bella mostra di se Perseo libera Andromeda di Piero di Cosimo, direttamente dagli Uffizi.

http://www.museoaltogarda.it/it/mostre/correnti/exhibits/exhibit/pietro_ricchi_a_lume_di_candela_l8217inviolata_e_i_suoi_artefici

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